World Excellence – Mettersi al riparo da ogni disastro

World Excellence – Mettersi al riparo da ogni disastro

Terremoti, blackout, guasti. Ma anche attacchi hacker o errori umani. Proteggere i dati e le informazioni che ruotano intorno al business è fondamentale, non solo per le grandi multinazionali ma anche per le Pmi. E il cloud può fare la differenza.

La notizia è di fine ottobre: la Dewa (autorità per l’energia e l’acqua di Dubai) ha organizzato un corso intensivo di business continuity diretto ad alcuni suoi risk manager, che li porterà all’ottenimento della certificazione Iso 22301. Obiettivo della maratona formativa, formare operatori con una maggiore capacità di identificare i rischi, di metterli sotto controllo e di ridurne il più possibile gli effetti. Questo è solo uno dei molti esempi che evidenziano lo sforzo prodotto in ogni parte del mondo per sensibilizzare aziende, addetti al rischio e dipendenti in genere sull’importanza di sviluppare un piano condiviso per la continuità operativa. Uno sforzo che dimostra quanto ci sia ancora da fare per creare una cultura diffusa della business continuity in istituzioni, enti, aziende e lavoratori a ogni livello. E questo fin dall’esatta comprensione del termine, il cui significato è spesso utilizzato in maniera impropria. «Business continuity», precisa infatti Enrico Rampin, sales director di Wiit, fornitore di servizi di hosted private and hybrid cloud per aziende che devono gestire applicazioni critiche, «è la capacità di un’organizzazione di continuare a erogare prodotti o servizi secondo standard predefiniti in caso di disastro o incidente. Erroneamente, viene confusa con il disaster recovery, che della business continuity è solo una parte specifica, relativa ai soli processi informatici». Una platea più ampia. Tanto per sgombrare il campo dagli equivoci, ecco un altro errore che è stato compiuto per molti anni: quello di pensare che un piano in grado di dare continuità all’azienda in caso di emergenza sia un affare per grandi aziende, a cui solitamente vengono forniti servizi attraverso hardware proprietari. E invece non è così: qualsiasi impresa, dalla più grande alla più piccola, ha bisogno di un piano, naturalmente proporzionato alle esigenze e alle specificità dell’azienda. «In un mercato globale come quello in cui viviamo, è sempre più necessario fare prevenzione con le soluzioni di business continuity», sottolinea a questo proposito Fulvio Generoso, business developer manager di Arcserve Italia, società che si occupa di soluzioni per la protezione dei dati. «E anche le Pmi hanno bisogno di mettere al riparo i dati e tutte le informazioni che ruotano intorno al proprio business. Le piccole e medie imprese hanno quindi la necessità di strutturarsi con un sistema integrato di gestione dei rischi, che garantisca la sopravvivenza dell’azienda, e richiedono le stesse funzionalità di un’azienda enterprise ma con soluzioni moderne, più flessibili e agili». Un’esigenza ben chiara, ma spesso ancora potenziale. «Le Pmi purtroppo tendono ancora a sottovalutare l’importanza di un piano strategico, anche a causa di budget ridotti per tecnologie e risorse dedicate a queste attività», osserva Stefano Mozzato, country manager italiano di Vertiv, azienda specializzata in servizi alle infrastrutture critiche per data centre e reti di comunicazione, in ambienti commerciali e industriali.

Mettersi al riparo da ogni disastro

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